(*) Articolo in prossima pubblicazione sull'Estintore (foglio del quartiere di Giavenale - Schio)
Ho due domande sull'inceneritore che mi prudono.
Ho avuto modo di partecipare, putroppo solo in parte, alla serata in cui venivano pubblicamente presentati a Giavenale i piani di espansione dell'inceneritore di Schio.
Non sono un esperto di questo genere di industria e so che ci sono molti dettagli da conoscere per capire a fondo le ragioni e i torti, sia del consiglio di amministrazione del Ca' Capretta, che dei cittadini.
Comunque, tornato a casa, dopo aver smaltito la quantità di numeri e parole, ho speso qualche ora a documentarmi sulle problematiche e i dati ascoltati. Ad esempio, mi chiedevo perchè non si parlasse della quantità di CO2 emessa in aria che, a me, sembrava remare palesemente contro il protocollo di Kyoto. Leggendo qua e là mi son dovuto ricredere, in quanto ho appreso che nei bilanci di sostenibilità bisogna anche considerare la parte umida bruciata (che non incide) e l'energià elettrica che viene prodotta a scapito di altre fonti fossili.
Insomma mi è chiaro che scontrarsi con i numeri delle diossine, delle nanoparticelle e di altri cinquantamila aspetti degli inceneritori sia ardua per un non esperto, però un grande dubbio strategico mi rimane, e volevo scriverne per condividerne con voi dubbi e ragioni e, soprattutto, porvi le fatidiche due domande.
I manager responsabili dell'inceneritore, che sguinzagliavano numeri e strategie, chiaramente fanno nulla più che il loro lavoro, che per definizione è quello di portare (o tentare di portare) a pareggio di bilancio, entro i termini di legge, un giocattolino industriale. Dico a pareggio di bilancio perchè, pensare ad un inceneritore che da profitto, tremo un po'. Il loro compito si ferma lì e non gli si può chiedere di lanciarsi in visioni di lungo termine su aspetti del riciclo, che abbiano impatti fuori dai confini del Ca' Capretta.
Quindi pongo le mie due domande direttamente a coloro che hanno responsabilità ben più alte e a più lungo termine: i politici. Sindaci del comprensorio in primis, e sindaco di Schio in particolare per ovvie ragioni di competenza territoriale di questo giornale.
Il mio ragionamento è questo. L'inceneritore ha 25 anni e quello che si sta pianificando ora, in buona sostanza, è un raddoppio di una delle linee più vecchie. Il risultato finale sarà un aumento di capacità totale del 15% e un rifacimento più moderno del sistema di filtraggio.
Bene, 25 anni fa pensare di costruire un inceneritore fu una scelta politica strategica che, a tutt'oggi, ci ha garantito di schivare uno sfacello in stile campano e di rientrare nei parametri ambientali europei. Quindi, a posteriori, possiamo dire che quella di 25 anni fa fu una scelta grossomodo saggia.
La prima domanda che pongo è quindi questa: cari politici, qual è la scelta più saggia, oggi?
In un quarto di secolo le tecnologie industriali del trattamento dei rifuti cambiano radicalmente, come tutte le tecnologie del resto. Vi ricordo, ad esempio, che nel 1980 non c'era la risonanza magnetica, non esistevano Internet e i cellulari, non si sapeva nulla del riscaldamento globale e ancora non conoscevamo cosa fossero i kiwi.
Basta ciò per asserire che, indovinare oggi quale sarà la tecnologia ecologica del 2030 equivale a puntare un terno al lotto. Bene, per raggirare la mutevole problematica del futuro, nella mia piccola modestia ho spulciato qua e là sul web, per capire come si stiano attrezzando quelli più bravi di noi. A scuola copiare dai più bravi è peccato, ma nell'industria molto spesso è la chiave vincente. Così dolcemente naufragando, tra mari virtuali di rifiuti, mi sono imbattuto più volte nelle cosidette strategie "zero waste".
Ho scoperto infatti, e con estremo stupore, che a San Francisco, Seattle, Camberra, Berlino e in tutta la Nuova Zelanda esistono già piani per il trattamento dei rifiuti fino al 2020. E tutti, guarda caso, si pongono questo strampalato obiettivo: nel 2020 zero rifiuti, ricicleremo tutto.
Subito ho pensato fosse cosa impossibile, poi ho letto. Oggi, il nostro sistema della gestione di rifiuti è molto complesso. Sappiamo tutti che l'inceneritore è solo il componente finale di una macchina complicata, fatta di persone, mezzi e impianti di diverso tipo. Ok, il sistema che San Francisco sta per mettere in piedi è ancora più complicato, perchè coinvolge praticamente tutti: dai produttori di prosciutti al pendolare che va al lavoro. Quello che questi "pazzi" sostengono è che riarchitetturando molti aspetti dello stile di vita, meccanismi economici e scelte politiche si può, in soli 10 anni, giungere all'obiettivo "munnezza zero" e sostenibilità energetica. Attenzione, più che tecnologia è riorganizzazione.
Un po' stupito da tutto ciò, ho ravanato tra realtà più vicine e mi sono imbattuto in Montebelluna (un'ora di auto da casa nostra e 30.000 abitanti). Montebelluna ad oggi fa l'80% di riciclato e in 4 anni è riuscita a ridurre di due terzi la produzione procapite di rifiuti. Trovate a questo indirizzo l'intervista al sindaco di Montebelluna: http://www.youtube.com/watch?v=WYYUK004BhE .
Ora, chiedo al nostro sindaco, se la tendenza globale è "ridurre la munnezza" e la tecnologia del futuro (e parlo di 2020, mica 2200) punta ad azzerare il bruciato, allora perchè noi, dovendo metter mano all'inceneritore per i prossimi vent'anni, lo ingrandiamo? Non sarebbe meglio, egregio sindaco, dire, ad esempio: "Cari cittadini l'inceneritore ha bisogno di una sistemata a breve. Rifaremo la linea 1 perchè ne abbiamo bisogno nell'immediato. Ma fra 5 anni, quando la linea 2 sarà vecchia, la spegneremo, perchè vogliamo nel 2015, essere al 90% di riciclato e per quella data avremo meno immondizia da bruciare."
Penso che i cittadini sarebbero pronti a difendere scelte lungimiranti di questo tipo. Oppure dobbiamo pensare che le menti politiche che ci governano si siano fossilizzate al 1980?
Seconda e ultima domanda. Ho letto che si ipotizza di usare il calore prodotto dall'inceneritore per intubare un po' di vapore entro dei tubi, da sguinzagliare sotto la zona industriale, per erogare del teleriscaldamento a industrie e, soprattutto, al nuovo ospedale.
Domanda: se fra 10 anni, causa riciclaggio spinto e quanto detto sopra, produrremo ad esempio un quarto dell'immondizia odierna, come lo riscalderemo l'ospedale? La mia speranza, naturalmente, è che non si pensi di bruciare legna nel forno dell'inceneritore per sopperire alla carenza di immondizia.
Speranzoso di una lungimirante risposta politica, con visione di lunghezza maggiore alla distanza che ci separa dalle prossime elezioni comunali, ringrazio anticipatamente le risposte, politiche, che giungeranno.
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1 comments:
molto intiresno, grazie
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